E il suo racconto, senza mai indugiare nell’estetica della violenza, narra gli eventi di personaggi interpretati in ogni fase della vita dagli attori simbolo di Scorsese (De Niro, Pacino e Pesci) grazie a un ringiovanimento digitale e imprigionati, oltre che in un eterno presente, in logiche sovrastanti e obbligate, sulle quali non è dato influire. Un requiem in cui non esiste fascino e dove anche i momenti privati (battesimi, matrimoni, ecc), mostrati in un ralenti estraniante, suonano allucinati e surreali. Alla fine è la storia che vince (quella che respira sottotraccia nel film e che dà forma anche a Jimmy Hoffa, il più grande sindacalista dell’autotrasporto USA), abbandonando gli uomini al proprio destino e condannandoli a un senso di colpa per non essere riusciti a condizionare il corso delle cose e per aver gettato il tempo e, quindi, la vita. Da far decantare, come un grande vino.
FILM | The Irishman di Martin Scorsese
Il solito film sulla mafia? Non proprio. Perché le vicende apparentemente tipiche del genere vengono riferite tramite il punto di vista di un uomo a fine vita, che parla dall’interno di un ospizio.
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4 Giudizio |
Regista: Martin Scorsese Titolo: The Irishman Distribuzione: Cineteca di Bologna, Netflix |
4 Giudizio |
Regista: Martin Scorsese Titolo: The Irishman Distribuzione: Cineteca di Bologna, Netflix |