
Gille ci permette di entrare nell’infanzia della madre, nella sua fuga dalla Russia, nell’arrivo in Francia luogo di successo letterario ma anche di emarginazione e oblio con l’avvento delle leggi razziali, sino alla tragica fine ad Auschwitz. Mirador è però qualcosa di più di una biografia: è un viaggio nel mondo dei ricordi e dell’identità, un’esplorazione intima nell’animo di una scrittrice straordinaria che è colta nel suo esser madre, moglie e figlia. La scrittura è scorrevole e intensa, lo stile narrativo sapientemente impreziosito da corsivi che introducono frammenti di storie, le storie raccontate da una figlia che sente la mancanza della madre e che – senza pretesa di emulazione – ci riesce a regalare un libro di profondi sentimenti.