
Ecco l’ultimo lavoro di Zucchero, un disco riuscito perché genuino, diretto, stilisticamente fedele al bluesman di Roncocesi e però fresco e mai banale, come un prodotto, appunto, a “denominazione d’origine controllata”. A noi sono piaciuti particolarmente “Testa o croce” e “Vittime del cool”, ma tutto il lavoro è pieno di magia. Nella coerenza di un percorso che unisce soul, pop e gospel, emerge una nuova spiritualità, necessaria ad affrontare un mondo che “non è quello che sognavo da bambino”, e un approccio più moderno al cantato, che rendono l’album una piccola chicca nel panorama anestetizzato della musica tricolore. E tanti saluti agli adoratori dell’autotune.