Love Me Tender è una delle canzoni più famose di Elvis Presley. È una ballata romantica, uscita nell’ottobre 1956, ma che Elvis propose in anteprima, a settembre, nel corso di un programma televisivo. Il giorno successivo, in poche ore, l’etichetta RCA raccolse un milione di preordini del disco.
Love Me Tender è anche il titolo che abbiamo dato a una doppia pagina dell’inchiesta di questo numero, interamente dedicata alla subvezione. Mette a fuoco almeno un paio di vicende sintomatiche della logica con cui è gestito il tender, forse la modalità più critica con cui si incontrano domanda e offerta di trasporti nel nostro Paese. Funziona anche questa modalità come una ballata che, ovunque la si intoni (davanti a una platea pubblica o privata), conserva sempre lo stesso ritmo, imposto da un tipo di committenza animata dall’interesse legittimo, ma in certi casi deleterio, di spendere il meno possibile nel momento in cui acquista un servizio. E siccome il tender risponde esattamente a tale esigenza, non stupisce che sia «teneramente amato» da molti.

La nota stonata o, come detto, deleteria si percepisce netta laddove il desiderio di risparmio scende fino al massimo ribasso e finisce per quantificare la tariffa con cui pagare il trasporto messo a bando in modo vistosamente insufficiente. Non è un’esclusiva di questo settore. Mi raccontano che nella Grande Distribuzione funziona in modo analogo, se non peggiore. Capita, cioè, che un supermercato bisognoso di un prodotto, per esempio una passata di pomodoro, chieda a una serie di fornitori di quantificare il prezzo più basso a cui sono disposti a venderlo. Poi, tra quelli ricevuti, prende il più basso e lo elegge a base di un tender online tra i fornitori. Alla fine, quindi, riuscirà a vincere chi riesce a comprimere il prezzo fin sottoterra.
Questa e altre analoghe dinamiche sono tipiche, in generale, di quelle relazioni in cui il potere negoziale di una parte è straordinariamente superiore a quello dell’altra. Perché in quel caso è assai probabile che l’oggetto di scambio – bene o servizio che sia – perda drasticamente valore. I 90 centesimi circa sufficienti ad acquistare una passata da 66 centilitri non basteranno mai a ripagare il pomodoro che c’è all’interno. Esattamente come accade nel trasporto, quando una gara viene aggiudicata con un ribasso superiore al 60%. In entrambi i casi, colui che si aggiudica la gara deve poi rintracciare lungo la filiera le modalità con cui contenere i costi o diluire la qualità.
Nel caso del pomodoro significa comprimere, per esempio, le spese per la raccolta ricorrendo a immigrati irregolari e disposti a ritmi di lavoro poco umani. Nel caso del trasporto, vista l’impossibilità di gestire in modo profittevole questo servizio in prima persona, lo si vende ad altri con una trattenuta del 10% sulla tariffa, dandogli in carico, insieme alla merce, anche il rischio di impresa correlato all’andar per strada. Un rischio che anche questi si guarderà bene dall’assumere se troverà qualcun altro a cui affidare l’intero pacchetto, in cambio di un ulteriore 10%. E così di seguito per uno, due, tanti passaggi, superando così il tetto massimo imposto dalla legge.
Per chi ritiene che tutto questo sia normale, l’editoriale termina qui. Per chi fatica ad arrendersi all’ingiustizia, ritengo utile suggerire, come unica via di uscita, quella di lavorare sulla relazione di filiera, sul mettere di fronte anche il committente più muscoloso davanti alle eventualità sciagurate verso cui spinge questa deriva. Perché è chiaro che chi viaggia senza poter guadagnare deve risparmiare sul necessario e quindi anche sulla sicurezza. Di conseguenza, se poi un padroncino disperato, dopo aver accettato un trasporto di quarta mano, in cambio di una tariffa alleggerita di un 30-40%, provoca un incidente convinto di poter risparmiare sul suo sonno, è anche a causa dell’eccessiva voglia di risparmiare di qualche committente e, più ancora, della sua incapacità di considerare il vettore un partner strategico e una leva di sviluppo utile alla sua impresa. Forse, se in vent’anni di vita la responsabilità condivisa imposta dal decreto 298/2005 avesse trovato maggiore applicazione, non servirebbe nemmeno starlo a ricordare.
Questo articolo fa parte del numero di marzo/aprile 2025 di Uomini e Trasporti: un numero che contiene un’ampia inchiesta sul fenomeno della subvezione nell’autotrasporto, con numeri, approfondimenti e voci dal settore.
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