Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano ha eseguito l’ennesimo sequestro nel corso di un’indagine nel settore della logistica. Il sequestro di 33 milioni di euro complessivi colpisce in egual misure due aziende: il colosso svizzero di trasporti e logistica Kuehne & Nagel e la catena di supermercati lombarda Iperal. Entrambe le società e i loro manager, vengono indagati per aver non aver versato l’IVA in un periodo che va dal 2019 al 2022 ricorrendo all’emissione di fatture per operazioni inesistenti a cooperative serbatoio a cui esternalizzavano i servizi logistici.
Con uno schema accusatorio analogo a quello adottato in altre inchieste, i PM contestano anche in questa vicenda la presenza di una «somministrazione illecita di manodopera» e di «serbatoi» di lavoratori per i quali non venivano versati regolari contributi previdenziali. Cosa di cui, secondo le indagini, Kuehne+Nagel sarebbe stato perfettamente consapevole, anche perché produceva un’ingerenza diretta nella gestione dei dipendenti, che apparivano soltanto formalmente assunti dalle società serbatoio, ma poi di fatto erano controllati dall’esterno.
Per dirla con i PM, lo schema organizzativo adottato era in grado di ridurre gli operai a meri appendici dell’algoritmo – da qui l’espressione utilizzata di «eterodirezione algoritmica» – con un controllo totale sull’attività e sui ritmi lavorativi. Di fatto il programma informatico di gestione dei dipendenti delle società-serbatoio era in disponibilità del committente e i dati da questo immessi, diventano «disposizioni di lavoro che sono al di fuori della sfera di competenza dell’appaltatore».
Esplicite al riguardo le dichiarazioni di uno dei manager delle società-serbatoio in cui spiega che «è il committente che decide come costruire la tariffa, imponendo alla società appaltatrice di “riuscire“ a fornire i servizi al costo desiderato, anche a scapito dei trattamenti di miglior favore dei lavoratori».
Su questa base i PM milanesi ne deducono che «il committente fin dalla stipula sapeva esattamente che le tariffe imposte (non negoziate) avrebbero portato a sofferenza sia la stazione appaltante che l’esecutrice in caso di affidamento a terzi: accettare tariffe sottostimate antieconomiche, dovendo in primis garantire il servizio (e per farlo retribuire i lavoratori e soddisfare i fornitori principali), avrebbe condotto prima o dopo la società appaltatrice o l’esecutrice a omettere il versamento dei contributi».
Di fronte a queste accuse, Iperal Supermercati spa ha tenuto a precisare, per il tramite del suo legale, che «ha sempre operato nel rispetto della normativa di riferimento sugli appalti. Leggeremo gli atti e la documentazione a supporto e valuteremo il da farsi nel rispetto della legalità e della trasparenza che ha sempre caratterizzato il nostro operato».
Con i decreti della Guardia di Finanza viene incluso anche un documento dell’Inps da cui emerge che, in base alle stime dell’ente, le indagini milanesi, che hanno coinvolto gli autentici colossi della logistica nazionale, hanno portato alla stabilizzazione di 49 mila lavoratori e al recupero di 552 milioni di euro in IVA evasa.