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Report di sostenibilità: l’Europa rimanda, ma la logistica deve accelerare

Secondo Economia Pulita che ha organizzato a Roma due giorni di confronto «il pacchetto Omnibus metterebbe a rischio il trend ESG in particolare per le Pmi nella logistica», un settore ancora hard to abate che, pur producendo l’8,2% del PIL, sconta il 17% degli infortuni mortali sul lavoro, produce un terzo delle emissioni nocive (rispetto all’intero settore dei trasporti) e per questo sta mettendo in campo molti investimenti per ridurre l’impronta carbonica

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Le modifiche proposte dalla Commissione europea e dal Consiglio Ue nel pacchetto Omnibus alla direttiva CSRD, quella che prescrive a una più ampia platea di imprese di redigere una rendicontazione di sostenibilità, rendono più incerto l’attuale quadro normativo e potrebbero compromettere il percorso virtuoso di tutte le filiere industriali, compresa quella della logistica. Un settore responsabile di un terzo delle emissioni nocive e non esente da altre situazioni di gestione aziendale poco sostenibili: tutti elementi che la direttiva e il legislatore nazionale puntano a sanare.

È quanto è emerso in sintesi nel corso dell’evento promosso da Economia Pulita e chiuso dal Viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi, si è tenuto oggi, nella sede romana del Parlamento Europeo.

«In un contesto industriale e finanziario di estrema fragilità ed incertezza – ha ribadito Alessandro Servadei, Presidente di Economia Pulita – la politica europea ed italiana sostenga un percorso lineare delle imprese verso la sostenibilità, evitando di passare da stringenti obblighi e tempi non compatibili con le PMI italiane, ad un rinvio incerto, con il rischio di inutili costi in capo alle imprese che avevano già iniziato un percorso di compliance».

Alessandro Servadei, presidente di Economia Pulita

Un settore che vale l’8,2% del PIL ma sconta il 17% degli incidenti mortali

«Il settore della logistica e del trasporto merci in Italia vale circa 135 mld di euro l’anno con un’incidenza sul Pil nazionale del 8,2%. Ma nel settore si verifica il 17% di tutti gli infortuni mortali sul lavoro, la produzione di un terzo dei gas climalteranti emessi dai trasporti e quasi metà degli ossidi di azoto e delle polveri sottili addebitate al solo trasporto su strada. Bastano questi numeri – ha evidenziato Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti – a definire l’urgenza di proseguire con più vigore il percorso verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale con obiettivi rendicontati e certificati in maniera trasparente».

Investimenti e progetti per la sostenibilità

Secondo i dati dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, presentati dal Direttore Damiano Frosi, l’80% delle aziende che acquistano logistica ha già avviato progetti di transizione ambientale e chiede di fare altrettanto agli altri attori della filiera.

Il 57% dei fornitori di logistica sta rispondendo con l’utilizzo di almeno 4 tecnologie diverse per la sostenibilità ambientale, mentre è ancora in salita l’allineamento sulla sostenibilità sociale e di governance.

Il pacchetto Omnibus

La proposta di modifica, che dovrà essere approvata dalle istituzioni europee, pur introducendo alcune auspicate semplificazioni, esclude dall’obbligo le PMI, per le quali verrà introdotto uno standard di rendicontazione volontario della sostenibilità. Questo potrebbe generare ulteriori elementi di confusione, aumentare i costi e rendere più incerti gli investimenti che le aziende hanno avviato per ottenere la compliance ai criteri ESG indicati dalla direttiva, così come recepita in Italia a settembre del 2024 (decreto legislativo 125/2024). Del resto, l’adeguamento a quei criteri, non ultimi quelli che impongono una maggior trasparenza gestionale e contabile, sono ormai gli stessi richiesti dal sistema creditizio e finanziario e rappresentano un sensibile elemento attrattivo nei confronti dei principali stakeholder e, quindi, un irrinunciabile fattore di competitività.

Tuttavia, l’urgenza di chiarimenti normativi, associati alla consapevolezza che gli obiettivi fissati dalla direttiva non potranno comunque essere elusi, è emerso durante il confronto a cui hanno preso parte Gianluigi Mason, Logistics Italy Director Barilla; Paolo Guidi, General Manager CMA CGM Shipping; Umberto Ruggerone, AD Malpensa Intermodale FNM Group; Silvia Arceci, Cargo Manager Aeroporto Marconi di Bologna; Antonio Gurrieri, Ceo Alpe Adria Spa; Roberto Tosetto, Direttore Interporto Padova; Fabrizio Ossani, Coordinatore Federtrasporti; Domenico Cimei, Responsabile Area Logistica Almaviva e Fabio Glave, Ceo Gieffe Reserch.

Il rischio di allontanare le PMI dalla sostenibilità

«In queste modifiche – secondo Francesco Montanari, coordinatore scientifico di Economia Pulita – è evidente l’ulteriore rischio di allontanare le PMI dal concetto di impresa sostenibile: il valore sociale di un’impresa ed il suo agire sostenibile non promanano solo dalle direttive europee, ma anche da norme già in vigore che impongono di comunicare agli stakeholder (prime fra tutte le banche) molteplici informazioni di natura non solo quantitativa, ma anche qualitativa. Il processo verso la sostenibilità (non solo ambientale) deve proseguire, gestendo in modo altamente professionale l’attuale complessità per cogliere le opportunità del nuovo megatrend ESG. Tutte le imprese, anche le più piccole se adeguatamente istruite, possono averne dei vantaggi, quantomeno in termini di accesso al credito e partecipazione a filiere».

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