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L’elettrico, pagato e possibile. Il caso Brigo

Dall’endotermico al tutto elettrico in tre anni, coprendo tanti tonnellaggi in tante regioni, in modo da poter servire diversi clienti. Tutti accomunati dalla disponibilità a riconoscere fino a un 20-25% di tariffa in più in cambio delle emissioni zero e della relativa certificazione. Così anche l’ultimo miglio per il B2B e il regionale possono diventare sostenibili

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Invece di focalizzarsi sui problemi dell’elettrico, vederne i vantaggi. Ecco lo switch alla base della nascita a Torino di Brigo Srl, azienda di autotrasporto con un parco veicolare di 30 (a breve 35) veicoli full electric. Un salto nel futuro che Fulvio Di Giuseppe, alla guida della tradizionale ed endotermica impresa di famiglia, si è messo in testa di fare non più di tre anni fa.

Aveva ricevuto richieste in tal senso dai clienti? Un consiglio di un consulente proiettato in avanti? Niente di tutto questo: siamo di fronte a un caso di visione imprenditoriale che, osservato da fuori, può sembrare un salto nel vuoto. Noi invece siamo andati oltre. Per comprenderne le motivazioni, ma soprattutto la soluzione.

Perché in un settore ostico come l’autotrasporto nasce una nuova azienda a emissioni zero? «Ero stufo dell’endotermico – racconta Di Giuseppe – dei fumi e degli odori del gasolio, sentivo la necessità di invertire la rotta per salvaguardare il pianeta. Così ho cominciato a studiare il mercato, ho fatto un business plan che ho presentato al cliente storico dell’azienda di famiglia che ha colto novità e benefici derivanti dall’abbattimento delle emissioni. Lo ha accettato e siamo partiti».

Il cliente è una nota multi nazionale della logistica, ma Brigo non si è fermata: ha messo insieme altri clienti gestiti in diverse regioni d’Italia tramite una flotta di 30 mezzi (in attesa di ingrandirsi con l’arrivo di 5 eActros 600 Mercedes-Benz) e 35 autisti affiancati da 5 amministrativi, ha ottenuto certificazioni internazionali, ma soprattutto è riuscita a farsi riconoscere l’incremento tariffario – dal 20 al 25% – giustificato dai maggiori costi di una gestione full electric e a portare il fatturato dai 300mila euro del 2022 a 1,5 milioni del 2024, puntando al raddoppio già nell’anno corrente senza perdere redditi vità.

«Facciamo l’ultimo miglio per il B2B e il regionale. Siamo presenti in molte regioni, Sud compreso – spiega Di Giuseppe – abbiamo motrici da 85 quintali, degli eCanter allestiti come centinati con una sponda idraulica posteriore su cui caricare oggetti ingombranti».

«Con gli eActros 600 – continua – faremo collegamenti più lunghi perché permettono di avere autonomie maggiori che neanche l’endotermico consente. Inoltre, dopo 9 ore di lavoro anche gli autisti hanno diritto a fermarsi. E quindi la durata della batteria non rappresenta un problema».

Una volta superato lo scoglio dei mezzi, come ci si organizza con le ricariche? «Nel progetto ho considerato la creazione di una control tower che segue i mezzi, pianifica e gestisce le ricariche da remoto, in linea con i tempi di guida degli autisti , in modo da farli concentrare solo sulla guida e su ritiro e consegna delle merci – aggiunge Di Giuseppe, che poi ci tiene a specificare che «tutti i dipendenti sono assunti con contratto diretto e regolare».

La tecnologia compare tra le soluzioni per rendere le emissioni zero sostenibili, anche a scapito dei costi che, inesorabilmente, si alzano. «È vero che abbiamo costi più alti – ammette Di Giuseppe – solo i mezzi costano il doppio, ma siamo riusciti a farci riconoscere l’incremento tariffario. Per fortuna operiamo in un settore dove non c’è la guerra al ribasso. I committenti sono disposti a pagare in cambio di una sostenibilità certificata». E qui arriviamo ai benefici. Brigo Srl è in grado di certificare il trasporto a zero emissioni e tale dichiarazione vale oro in un momento in cui le grandi aziende sono alle prese con le nuove normative che rendono obbligatori i report di sostenibilità e che coinvolgono fornitori e distributori in un’ottica di filiera.

L’azienda torinese ha ottenuto, inoltre, la certificazione B Corp, riconoscimento internazionale con l’inserimento in una community di realtà sostenibili non solo rispetto all’ambiente, ma anche in termini sociali ed economici. «Siamo anche una società benefit – specifica Di Giuseppe – investiamo cioè parte degli utili in progetti di sostenibilità sul territorio». E il pianeta ringrazia.

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