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Rendicontazione ESG rinviata per due anni. Assirevi: «Rischio caos»

Il Parlamento europeo ha posticipato di 24 mesi i nuovi obblighi di rendicontazione di sostenibilità per le grandi imprese non quotate e le PMI quotate. L’ Associazione italiana delle società di revisione legale critica la decisione: «Le imprese erano già pronte e ora si genera confusione tra gli stakeholder, con probabili rendicontazioni volontarie non regolamentate»

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Il Parlamento europeo ha approvato oggi il rinvio dei nuovi obblighi di rendicontazione ESG – il documento che dovrebbe descrivere l’impatto di un’azienda su ambiente, società e governance – contenuti nel pacchetto cd. Omnibus, presentato lo scorso 26 febbraio. 

Il rinvio fa slittare di due anni l’obbligo di rendicontazione sociale e ambientale per la seconda e terza tranche di aziende coinvolte, ovvero le grandi imprese non quotate (l’obbligo sarebbe dovuto partire dal 1° gennaio 2026) e le PMI quotate, dal 2027. Dallo scorso anno, invece, le aziende con più di 250 dipendenti, un fatturato superiore a 50 milioni di euro o un bilancio annuo che supera i 25 milioni di euro devono già applicare i principi ESG nei loro bilanci.

Critiche e perplessità

La decisione ha suscitato forti perplessità da parte dell’Assirevi (Associazione italiana delle società di revisione legale), che sostiene come il rinvio metta a rischio l’uniformità e la comparabilità delle informative di sostenibilità delle imprese.

«Apprezziamo lo sforzo di semplificazione del pacchetto Omnibus – sottolinea il presidente di Assirevi, Gianmario Crescentino – Ma numerose imprese erano già pronte a adempiere agli obblighi della direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e con buona probabilità pubblicheranno in ogni caso report di sostenibilità a titolo volontario, non uniformi tra loro e privi di chiari riferimenti normativi. Questo scenario rischia di creare confusione tra gli stakeholder, minare la comparabilità dei dati e compromettere la rilevanza dell’informativa sulla sostenibilità nel suo complesso».

Proposte e risoluzioni

Per scongiurare questi rischi, Assirevi propone di prevedere per le società che decidano di predisporre una rendicontazione volontaria l’applicazione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), oppure di altri standard ad hoc resi disponibili a livello europeo per questo tipo di rendicontazione o ancora di ulteriori principi che abbiano carattere di generale e diffusa accettazione a livello internazionale.

Per facilitare gli operatori del settore sarà inoltre essenziale che il recepimento nazionale delle modifiche previste nella Prima Direttiva Omnibus avvenga rapidamente, in modo da fornire un quadro normativo chiaro alle imprese che hanno l’obbligo di rendicontare a far data dal 2025. 

Sempre Assirevi spiega che un’altra questione lasciata aperta dalla Prima Direttiva Omnibus è quella degli incarichi già conferiti ai revisori dalle imprese di grandi dimensioni tenute alla rendicontazione di sostenibilità dall’esercizio 2025. L’Associazione raccomanda l’adozione di una norma che congeli la decorrenza di tali incarichi, consentendone la ripresa a partire dall’esercizio 2027 allorché l’obbligo avrà ripreso attualità.   

Gli appunti alla Seconda direttiva Omnibus

Dopo l’approvazione di oggi, il prossimo passo del Parlamento Europeo sarà la discussione della Seconda Direttiva Omnibus. «Questa Direttiva, pur perseguendo anch’essa condivisibili obiettivi di semplificazione – afferma Crescentino – prevede tuttavia un significativo ridimensionamento dell’ambito di applicazione della rendicontazione di sostenibilità, limitandolo solamente alle imprese di grandi dimensioni con più di 1.000 dipendenti e riducendo, quindi, di circa l’80% il numero di aziende obbligate. Si tratta di una modifica sulla quale abbiamo sollevato riserve, sottolineando in particolare il fatto che resterebbero escluse una serie di società quotate in borsa con numero di dipendenti inferiore ai 1.000 e aziende non labour intensive, ma con attività impattanti sulla sostenibilità. Inoltre questa modifica non renderebbe più applicabile la CSRD – a partire dal 2027 – a numerosi enti di interesse pubblico (EIP) con più di 500 e meno di 1.000 dipendenti, attualmente obbligati alla rendicontazione di sostenibilità, che hanno già rendicontato per il 2024 e dovranno continuare a farlo nel 2025 e nel 2026. Un ridimensionamento, in sintesi, che appare pertanto incoerente con gli obiettivi di fondo della Direttiva».

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