«Se il Governo tedesco non interverrà, le tariffe aumenteranno con ripercussioni sulle economie di quasi tutti gli Stati membri fino all’aumento dell’inflazione a danno dei consumatori». L’analisi è di Simon Valvassori, amministratore delegato di Giezendanner Italy e Sales Europe per la grande realtà svizzera attiva nell’intermodalità in diversi paesi europei, Germania compresa, al quale abbiamo chiesto di aiutarci a capire gli effetti delle scelte in Europa.

Se il Governo tedesco non interviene per impedire la deriva dell’intermodale, l’aumento delle tariffe si ripercuoterà sui prezzi delle materie chimiche, producendo un aumento a cascata
Quali saranno le conseguenze dello scossone tedesco sull’intermodalità ferroviaria in Europa?
Quello che sta succedendo in Europa significa molte cose. In primis, si allontana l’obiettivo della Commissione di spostare merce dalla strada alla rotaia. È chiaro che se vogliamo trasportare merci dalla zona della Ruhr, da Colonia a Milano, non c’è il rischio di perdere tracce, ma una concreta possibilità che le tariffe aumentino a causa dell’assenza di disponibilità dell’operatore principale. È come se alla Lufthansa dicessero di non usare più i Boeing, ma solo gli Airbus. Viene a mancare un 50% della flotta. Nella situazione tedesca il 70% dei treni usati dagli operatori intermodali sono di DB Cargo: perdendo il fornitore principale di mezzi, aumenteranno i costi e quindi le tariffe.
Avete idea di quanto aumenteranno?
Attualmente è impossibile stimare quali siano gli effetti concreti sulle tariffe ferroviarie. E comunque mi stupirei se gli aumenti fossero inferiori al 10 per cento. Me li aspetto più consistenti sulle tracce meno comuni, come quelle per i Paesi dell’Est o per i Paesi Baltici, ma faccio fatica a ipotizzare numeri precisi. Potrei stimare una forbice tra il 10 e il 20 per cento. Si tratta di un grande shock che pone l’intermodale in una condizione di inferiorità rispetto alla strada. Se poi consideriamo il fatto che l’intermodale vive un momento drammatico a causa delle criticità del servizio, tutto lascia presupporre un 2025 molto difficile.
Di cosa avrebbe bisogno l’intermodalità ferroviaria per invertire il trend negativo?
Non sono un ministro per poter rispondere. Fatto sta che il Ministro delle Finanze tedesco non ha ricevuto gli operatori intermodali in cerca di soluzioni per ovviare all’impasse causata dalla chiusura dei contratti da parte di DB Cargo dopo l’apertura dell’indagine della Commissione europea.
Giezendammer possono essere avvantaggiate da questo passaggio verso la modalità stradale?
Assolutamente no: il nostro gruppo nasce e opera come realtà intermodale. Abbiamo 250 camion e usiamo la strada solo per movimentare i tank container dallo scarico alle stazioni d’imbarco o di arrivo. Noi siamo tra i primi 25 trasportatori intermodali di chimica in Europa, presenti anche nel capitale di Kombiverkehr. Siamo fornitori di logistica di grandi clienti, quali Basf, Ineos, KLK, Brenntag, Helm, solo per citarne alcuni.
Quali saranno le conseguenze per il mercato italiano?
Se il Governo tedesco non interviene per impedire la deriva dell’intermodale, l’aumento delle tariffe si ripercuoterà sui prezzi delle materie chimiche, producendo un aumento a cascata che investirà in primis la macroeconomia, per poi arrivare alle tasche dei consumatori finali, incidendo anche sull’inflazione.