EP Group, società che fa capo al miliardario ceco Daniel Křetínský, ce l’ha fatta. Con un investimento che sfiora i 3,6 miliardi di sterline, pari a circa 4,23 miliardi di euro, è a un passo dall’acquisire, dopo circa un anno di verifiche normative, la società madre di Royal Mail, vale a dire l’International Distribution Services (IDS), che ha in pancia anche il corriere espresso GLS, presente in tutta Europa, Italia compresa.
L’acquisizione, che ora ha ricevuto il via libera dalle autorità antitrust, ha suscitato scalpore nel Regno Unito in quanto parliamo di un’autentica istituzione simbolica, che dall’anno di fondazione – avvenuta nel 1516 per iniziativa del re Enrico VIII – è sempre stata in mani britanniche. E anche un considerevole motivo d’orgoglio per il paese visto le tante pietre miliari che aveva segnato nel corso della sua storia, come quello di usare – tanto per fare un esempio – il primo francobollo da incollare della storia già nel 1840. Fatto sta che lo Stato, in realtà, aveva detenuto Royal Mail fino al 2013, perché da quel momento venne affidata a una holding – quotata alla borsa di Londra – che dalla fine del 2022 assunse appunto il nome di IDS.
Il lungo iter per la definizione dell’accordo
Anche a causa di questa aurea di tradizione, la cessione di Royal Mail è stata molto complicata, in quanto richiedeva una revisione delle leggi sulla sicurezza nazionale. In più anche dal punto di vista finanziario ha subito alterne vicende. Inizialmente, nel corso della pandemia (2020) Křetínský, per il tramite di un’altra finanziaria di riferimento, la Vesa Equity Investment, aveva approfittato del calo dei mercati azionari per riuscire a rilevare una quota del 5,35% della Royal Mail, poi aumentata gradualmente fino al 27,5%. Per andare oltre Křetínský è stato obbligato a lanciare un’offerta, quantificata inizialmente a 320 penny, 10 in meno rispetto al valore della quotazione all’atto della privatizzazione del 2013. Poi, di fronte al rifiuto di IDS, ha alzato la posta fino a 370 penny ottenendo il via libera degli organi societari. Prima della definitiva approvazione – che dovrebbe essere formalizzata entro il 30 aprile – sono accadute anche altre cose, compreso il via libera da parte della Commissione europea, che ha voluto verificare se, nei Paesi Bassi, dove IDS è attiva tramite GLS e dove Křetínský detiene anche un pacchetto azionario di Post NL, si potesse creare una situazione lesiva della concorrenza.
La golden share del governo britannico
Ma soprattutto è stato necessario tessere una lunga trattativa con il governo inglese, che rispetto a Royal Mail conserva una «golden share», vale a dire un preminente interesse nazionale, riferito al servizio di recapito delle lettere, considerato ancora cruciale nell’infrastruttura di comunicazione del Paese. All’atto pratico la golden share fissa delle condizioni: se in futuro IDS volesse apportare una qualche modifica alla proprietà, alla residenza fiscale o alla sede centrale di Royal Mail non potrà farlo senza prima ottenere l’approvazione dell’esecutivo. Ma non è tutto perché EP dovrà anche a preservare il marchio Royal Mail e mantenere in piedi il servizio universale, vale a dire garantire un servizio postale in qualsiasi parte del Regno Unito a un prezzo fisso sei giorni alla settimana per cinque anni. Rispetto ai dipendenti, invece, si impegna a mantenere sia il livello occupazionale, sia quello retributivo (almeno per i lavoratori di prima fascia) e a concedere il 10% dei dividendi che saranno distribuiti in futuro.

Chi è Daniel Křetínský
Ma vediamo chi c’è dietro questa operazione. Abbiamo definito Daniel Křetínský, un miliardario ceco. Possiamo aggiungere che ha 50 anni e che il suo livello di ricchezza è inversamente proporzionale alle sue parole, visto che non rilascia molte interviste e da molti viene etichettato, per via del suo carattere enigmatico, come la «sfinge». È certo però che è un avvocato e che ha iniziato la sua carriera presso una banca d’investimento (J&T), da cui si emancipa per fondare uno dei più grandi gruppi energetici d’Europa, Energeticky a Prumyslovy Holding (EPH) di cui è ancora CEO. Poi, con quello che guadagna con l’energia, avvia una diversificazione delle attività, in tanti paesi e in diversi settori.
Il paese che più lo attrae è il Regno Unito dove in passato ha già acquistato il 27% di una società calcistica (il West Ham United, ma in Repubblica Ceca è anche un importante azionista dello Sparga Praga) e il 10% della seconda catena di supermercati britannica, la storica Sainsbury’s, sulla cui carta di identità come anno di nascita figura il 1869. Fuori dal Regno, però, ha fatto suo il grande magazzino statunitense Macy’s, il rivenditore di scarpe da ginnastica Foot Locker, il gigante tedesco del cash&carry Metro (che deteneva per il tramite di EP Global Commerce al 49,99% e che adesso sta rilevando per intero con un’offerta di 5,33 euro per azione investendo circa 2 miliardi di euro). In Francia, oltre a detenere diverse società editoriale (ha una quota anche de Le Monde), ha rilevato una quota superiore al 50% della catena di negozi Casino attraverso un consorzio di cui è alla guida. Mentre in Italia ha acquisito, tramite opa lanciata da FNAC Darty, veicolo di investimento della citata holding di Křetínský Vesa Equity Investmente, la catena di distribuzione di prodotti elettronici di consumo Unieuro.

Le ragioni dietro all’acquisto
Ma perché Daniel Křetínský teneva così tanto ad acquisire Royal Mail? Il suo intento, stando alle interpretazioni della BBC, è di renderlo un operatore di maggiore qualità, di riconquistare quote di mercato e di consolidare la sua condizione finanziaria. L’obiettivo in definitiva è quello di modernizzarlo, di coinvolgere maggiormente il management sulla base di una strategia proveniente da un’azienda privata per creare una realtà di respiro europeo, in grado di competere con i colossi dell’e-commerce. Non a caso uno dei primi investimenti di Křetínský sarà destinato ai locker, gli armadietti in cui ottimizzare e rendere maggiormente profittevoli le consegne.
Una curiosità: Royal Mail ha raggiunto i 6.000 veicoli elettrici – quasi tutti van dall’inconfondibile colore rosso – nello scorso mese di gennaio. Cosa che la rende la più grande flotta con la spina di tutto il Regno Unito.
Nella flotta pesante, invece, compaiono anche camion Iveco alimentati con bio-CNG (vedi foto in alto).