Non posso definire puntualmente un «nuovo incontro» quello vissuto in Norvegia con Scania, perché la percezione che ho avuto è di aver conosciuto l’ultimo rampollo della dinastia del Grifone che, come tradizione regale impone, prima di entrare in società una volta diventato maggiorenne, viene fatto incontrare a una cerchia ristretta di ospiti per metterne in mostra virtù e per esprimere promesse.
Scania Electric, in tale ottica, è stata una debuttante perfetta. E la declinazione al femminile si giustifica tramite la cabina, quella qualificata come «Cassiopea» (già incontrata due volte) e quindi con un nome da donna. È stata lei, infatti, ad accompagnarmi in una danza lunga quasi 200 chilometri, tra paesaggi mozzafiato e a tratti surreali, mostrando orgogliosamente la sua capacità di gestire al meglio le energie con sofisticata e silenziosa eleganza.
Immaginiamo quindi questa ragazza di bianco vestita muoversi a ritmo di Love Story di Indila e mostrarsi con tutta la forza e la decisione di cui è capace, apparendo mai ribelle, ma rispettosa di ciò che la circonda e di chi la conduce.

Cassiopea Electric scardina tanti preconcetti sul tema dell’elettromobilità pesante, raccontata come non adatta a veicoli di certe dimensioni. Lei porta con leggiadria le sue 40 tonnellate, affrontando salite e discese. Un dislivello di più di 400 metri si percepisce a malapena, tanta è la spinta di una coppia impressa sull’asfalto
Lei è… un autotreno che lavora
Lei, infatti, è anche un autotreno di Asko (la ditta norvegese leader nella distribuzione nazionale del food and beverage, partner di Scania da anni e intenzionata a conventire la flotta al total green entro il 2026) e viaggia totalmente in elettrico. E già a un primo sguardo scardina tantissimi preconcetti sul tema dell’elettromobilità pesante, raccontata come non adatta a veicoli di certe dimensioni e relegata solo a quelli più piccoli.
Lei, invece, porta con leggiadria le sue 40 tonnellate, affrontando salite e discese, come anche le strade tortuose tipiche delle montagne norvegesi.
Un dislivello di più di 400 metri si percepisce a malapena, tanta è la spinta di una coppia impressa sull’asfalto, corrispondente (730 CV) a quella di uno dei colleghi a gasolio più potenti.
Una presenza elegante, connotata da un portamento sinuoso e silenzioso – vista pure la totale assenza di rumore e l’impercettibilità dei cambi marcia – ma anche fortemente indipendente. Per dire la sua non le servono cavalli, in quanto nei fatti il veicolo elettrico non teme né peso, né asperità, né sfide. L’unica cosa di cui potrebbe avere timore è un partner incapace di capirla e di apprezzarla o che le prosciughi le energie vitali.
Per stare in sua compagnia, infatti, serve una guida delicata, che sappia ascoltare, pronta a modificarsi in caso di necessità e serve anche qualcuno che sappia programmare per lei dei cicli di ricarica per evitarle il burn-out da stress.
Cassiopea Electric pretende un partner affidabile, premuroso, capace di renderla partecipe della propria programmazione. Solo così potrà dare il meglio di sé.

Asko è l’azienda norvegese leader nella distribuzione alimentare. Ed è convinta che si possa svolgere una tale missione inquinando il meno possibile. Ecco perché dopo aver acquistato un’ottantina di camion Scania elettrici, adesso sta pianificando di arrivare a trasportare merci senza dover ricorrere a energia fossili entro il 2026, anche se già a fine 2024 questo obiettivo potrebbe essere raggiunto nella regione di Oslo. Ovviamente, in questo calcolo si tiene anche conto del fatto che la Norvegia genera la maggior parte della sua energia da fonte idroelettrica. Gli ultimi 45R consegnati da Scania ad Asko servono in particolare per distribuire prodotti alimentare ai canali commerciali, ma anche a quelli turistici e di ristorazione.
In casa, il 70% della ricarica
In un’epoca in cui tutto è liquido e in continuo mutamento, in cui ogni convenzione sociale perde la propria solidità, la nostra vera responsabilità non è di voler contenere un nuovo flusso o di voler cambiare lo stato delle cose, quanto di accogliere, comprendere e fare nostre queste novità il più possibile. Trovare nuovi modi per stare nel nostro tempo e rendere la convivenza (e la metamorfosi) piacevole.
Scania ha mostrato esattamente questo. Prima di presentare al pubblico la nuova versione elettrica è passata per l’ibrido (che abbiamo provato nel numero di ottobre 2022 di UeT) e per un test durato un anno su 100 veicoli e 30 strade diverse, così da capire quali esigenze poteva avere la nuova generazione rispetto al lavoro di tutti.
Equilibrio, alternanza e accessibilità sono le parole che guidano le previsioni per il futuro. Per gestire un trasporto in elettrico, infatti, la componente principale è la ricarica, quella che crea più dubbi quando si affronta il tema, ma Scania dimostra che il 70% della flotta può essere ricaricata in sede (quindi, un lavoratore può stare il 70% delle volte a casa) e grazie alla programmazione delle ricariche si può evitare di sovraccaricare la fonte di energia.
Il restante 30% si divide tra il 20% delle ricariche che avvengono a destinazione – esemplare, questo dato, per comprendere quanto oggi conti la collaborazione più che la competizione – e il 10% sfruttando la rete pubblica. E qui viene in aiuto anche il servizio Scania access che garantisce accessibilità tramite un’unica tessera (e fatturazione) e anche la garanzia di avere prezzi trasparenti e bloccati.

Scania charging assist è un servizio concepito per poter garantire l’individuazione e l’accesso alla rete di ricarica da parte di chi guida un veicolo elettrico del Grifone in 12 paesi europei. L’aspetto innovativo è che per usufruire del servizio non bisogna pagare costi di iscrizione, ma si riceve a posteriori una singola fattura, comprensiva di tutte le ricariche effettuate, a prescindere dal loro numero. E soprattutto con prezzi trasparenti.
Scoperte e conferme
Scania trasla tutti i valori della «New Generation» di lavoratori nella sua bussola e ne fa un nuovo manifesto che potrebbe essere d’esempio per l’intero settore.
A questo aggiunge una sostenibilità di qualità producendosi in casa le batterie (acquista solo le celle Northworth, le più sostenibili ed efficienti sul mercato, specifiche per veicoli pesanti) per garantire anche una certa flessibilità nell’allestimento (quello che Scania chiama «modulare» e lo indica come il suo fiore all’occhiello). Esattamente ciò che ci si aspetta da una brava danzatrice.
L’aspetto interessante dell’incontro, dunque, risiede nella prospettiva che ha offerto, rendendo il mio viaggio in Norvegia una scoperta e una conferma.
Il progresso non è più mero sfruttamento delle risorse che abbiamo a disposizione per trarne il massimo profitto, ma è ciò che si integra perfettamente con le esigenze dell’ambiente che ci circonda e con le persone che lo abitano.
L’elettromobilità non è un ostacolo, la novità imposta a cui dovremo far fronte con fatica, ma un’opportunità di imparare ad accogliere, ascoltare e rimodulare ciò che è sempre «stato fatto così».
Nuovi veicoli per nuovi autisti
Questa nuova sfida (e Scania lo ha dimostrato con i suoi casi studio) ci permette di allenare la mente e trovare nuove soluzioni, ma soprattutto ci offre la possibilità di ridisegnare il trasporto, di renderlo di certo più sostenibile, ma anche più vicino alle esigenze di una nuova generazione di possibili autisti che non si avvicinava al settore perché non si rispecchiava nei vecchi valori.
Il camion non è più machismo, forza bruta, carattere forte. È anche programmazione, flessibilità di pensiero e collaborazione tra utente e costruttore, ma anche tra vettore e committente. E così anche il settore dell’autotrasporto potrà diventare più inclusivo e pronto finalmente a decostruire gli stereotipi.
E non può che essere un bene.