Per un attimo sembra di essere tornati al XX secolo, negli anni del manifesto futurista che interpretava con dinamicità e velocità le grandi trasformazioni culturali e sociali. In quegli anni, infatti, le scoperte tecnologiche di comunicazione (telegrafo senza fili, radio, aeroplani e cineprese, ecc.), cambiarono completamente la percezione delle distanze e del tempo.
Qualcosa di analogo a quanto sta accadendo oggi con i nuovi media digitali, tecnologie sempre più avanzate che, a velocità incredibile, stanno rivoluzionando il modo di approcciarsi alle cose.
Oggi, davanti al nuovo eActros 600 di Mercedes Benz Trucks, leggo a chiare lettere un manifesto del futurismo 2.0 applicato al mondo dei veicoli.
Più che con un camion, il mio viaggio sarà in compagnia di un artista d’avanguardia, capace di utilizzare le sue espressioni come lo strumento con cui esaltare l’ottimismo dell’era della transizione energetica, la bellezza, l’imprescindibilità della tecnologia e della tecnica, la fluidità delle nuove propulsioni.
Questa, dunque, è la prima reazione che ispira il mio compagno di viaggio: un’interruzione netta con il passato e una proiezione diretta e veloce verso il futuro.

Così come appaiono evidenti i suoi tratti caratteriali: tenace, anticonformista e, senza dubbio, dirompente.
Progettare in modo nuovo
Lo guardi eActros e cogli subito quanto sia segnato dall’aerodinamica, in maniera analoga a un’opera di Umberto Boccioni (ai curiosi consiglio, in particolare, la scultura: «Forme uniche della continuità nello spazio», 1913).
Con le linee dinamiche, fluide e proiettate in avanti, questa espressione dell’innovazione targata Mercedes-Benz fa percepire subito la volontà di integrare spazio (nel senso dello spazio fisico del camion) e il tempo che stiamo vivendo, quello che ci richiede di anticipare il futuro e di iniziare a concepire come nuovi standard gli obiettivi di sostenibilità, di efficienza e anche di inedita percezione del mestiere.
Il patto che eActros decide di rompere è quello con una transizione indulgente, morbida e impercettibile. E quindi spezza il legame di continuità con il passato (che altre case, invece, hanno deciso di conservare come tratto di tradizione) e arriva a gamba tesa con il cambiamento addosso.
Sì, perché eActros è progettato esclusivamente per la trazione elettrica. Il motore sparisce dalla posizione sotto la cabina e si integra nell’eAxle – dove si sposa anche con il cambio a 4 marce – mentre il telaio ospita le batterie centralmente, abbandonando la vecchia concezione della driveline e riducendo gli spazi. Non il peso, invece, che purtroppo per ora rimane alto a causa del gravame delle batterie. Sperando che la tecnologia prima o poi le metta a dieta…
La cabina elettropensata

Anche la cabina è immaginata, studiata e prodotta per l’elettromobilità. Anzi, per la prima volta sarà l’elettrico a dare in prestito qualcosa alla combustione interna: la Procabin – così è stata ribattezzata – la vedremo anche sui veicoli a gasolio. E questo è un altro aspetto della sua personalità da sottolineare: è vero che eActros sia poco indulgente con il passato, ma anche generoso. E se il design della sua cabina indica il futuro, al tempo stesso sottolinea come ciò che siamo abituati a proiettare in avanti – l’elettromobilità, appunto – in realtà è applicabile anche oggi. Ecco perché il suo valore, oltre che estetico, incide in modo diretto sull’aerodinamica. D’altra parte, nel contesto di una sfida dichiarata per giungere a tagliare il record dei 500 km (111 le/h x 100 km) di autonomia per un camion elettrico, agire su tutte le componenti del veicolo è più che doveroso. Necessario.
Come si comporta in guida
Anche la guida segue le forme dell’esterno: dinamica, fluida e tecnologica. Priva di attriti meccanici (e quindi con un rendimento energetico che arriva a essere più del doppio rispetto a un veicolo endotermico), l’involucro dell’eActros annulla i rumori di sottofondo lasciando solo il piacere di navigazione. Già, la percezione è quella di veleggiare su un mare piatto e calmo e di essere cullati dal rumore dell’aria, unica e soffusa compagna dell’autista.
Così, i cambi di marcia non si percepiscono e le interruzioni di coppia non sono pervenute. Tutto è immediato, diretto, progressivo. O progressista, se preferite.

Unicità di spazio e… Tempomat
Poi, come era inevitabile, ti ritrovi mentre guidi a tu per tu con la tecnologia di bordo. Estremamente precisa e anche tanto personalizzabile. E quindi anche qui ti lasci trasportare, mettendo da parte – cosa che fino a ieri mai avvenuta – la pretesa dell’uomo al volante di essere sempre e comunque superiore. Sì, certo, a lui rimane comunque (e per fortuna) l’ultima parola su tutto, compresa l’interpretazione autentica delle variabili a seconda delle situazioni, però l’interazione uomo-macchina viene rivista. E soprattutto va riconosciuta alla macchina una velocità di calcolo e una precisione nell’interpretare la strada che noi umani non potremmo mai avere.
La tecnologia Predictive Powetrain Control tiene conto della topografia della strada e dei segnali stradali, ma integra anche il sistema di navigazione per poter visualizzare il percorso tenendo conto degli eventi più imminenti. In questo modo, si adotta una guida più preventiva, ma anche più confortevole e sostenibile.
Vi sembra troppo? Non lo è, anche perché eActros, come detto, è generoso e tramite la funzione Tempomat ci lasciare gestire il tracciato e ci consente di personalizzare ogni fase critica della guida. Due esempi: tolleranza di velocità in salita e discesa e riduzione della velocità stessa in avvicinamento a una curva o in presenza di cartelli di stop, precedenza o rotatorie. E così tutto funziona.

La rigenerazione della materia
eActros 600 è silente. Parla poco, ma con i fatti esprime più di tante parole. Io gli spiego che secondo me questo tipo di alimentazione non sarà la panacea di tutti i mali, né diventerà da subito l’unica soluzione possibile. Lui per convincermi mi mostra una sua dote originale: dispone dell’unica tecnologia in grado di ricreare l’energia che consuma.
Con la frenata rigenerativa, che ha la stessa funzione del freno motore, l’energia dissipata viene riconvertita alla trazione, facendo in modo di poter aumentare l’autonomia tramite un buono stile di guida. «Nulla si disperde e tutto si ricrea». Non è esattamente il primo principio della termodinamica, né c’entra molto con il futurismo. Però, suonava così bene!
Sostenibile? Tanto di più
È stato molto interessante affrontare un viaggio insieme al pesante elettrico della Stella per il lungo raggio. Perché è un tipo iconico, molto d’avanguardia e soprattutto in grado di elevare i suoi valori a manifesto dirompente.
eActros mi ha mostrato un nuovo modo di concepire il camion, dove la materia viene plasmata e trasformata a favore di nuove direzioni. Per la prima volta, però, ho avuto la percezione di guardare a questo nuovo ecosistema come a qualcosa di emozionante, che rimuove gli schemi endotermici non soltanto perché ci sono emissioni da tagliare, ma perché guidare elettrico può essere bello a prescindere. E quindi – sembra dire eActros – chi sceglierà di farlo non deve temere di rimanere affetto dalla nostalgia del passato. Una tale consapevolezza in una professione tradizionalista come l’autotrasporto, in cui quanto accaduto ieri è sempre l’età dell’oro, può sembrare dirompente, ma in realtà è qualcosa di diverso. È il sintomo di un futurismo gentile, educato, non chiassoso e caotico, che invita tutti a guardare con convinzione in una inedita direzione per conferire alla transizione energetica una nuova spinta.
