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Frodi nella logistica, DHL torna nel mirino: perquisizioni in tutta Italia e sequestro di 46 milioni di euro

Ancora caporalato, società fantasma ed evasione fiscale, contributi previdenziali e assicurativi non versati, driver sfruttati e controllati. A due anni dalla prima inchiesta su DHL Supply Chain, un’altra società del colosso tedesco, la DHL Express Italy Srl, torna nel mirino dei Pm milanesi in una delle inchieste fotocopia che puntano a portare a galla l’illegalità diffusa nella logistica

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DHL torna nel mirino dei magistrati di Milano. A due anni e mezzo dal sequestro e dalle indagini sulla società di Supply Chain Italy e proprio mentre è in corso il piano di risanamento, è scattata ieri un’operazione che ha coinvolto DHL Express Italy Srl con perquisizioni in 46 siti logistici in tutta Italia, interrogatori a circa 700 lavoratori sentiti come testimoni e il sequestro preventivo di 46 milioni di euro. Le accuse sono frode fiscale con emissione di fatture false e mancato versamento dell’Iva attraverso appalti a cooperative fantasma, mancato versamento degli oneri contributivi per i dipendenti e caporalato, attraverso App che controllano i driver e ne seguono i tempi di lavoro e pausa. Si tratta, quindi, di un’altra delle decine di indagini milanesi sul fenomeno della somministrazione illecita di manodopera e i cosiddetti serbatoi di lavoratori questa volta a carico di una società del colosso tedesco della logistica DHL.

Maxi operazione di Carabinieri e Guardia di Finanza

La maxi operazione in tutta Italia è stato condotta dai carabinieri dei Nuclei ispettorato del lavoro, in un filone parallelo di inchiesta per caporalato, con controlli su 46 hub e aziende in rapporti con Dhl Express Italy e sulle posizioni di quasi mille driver impegnati nelle consegne. Sul fronte patrimoniale è invece intervenuto il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano che ha congelato in via preventiva e d’urgenza, su disposizione dei Pm Paolo Storari e Valentina Mondovì, per l’ipotesi di frode fiscale sull’Iva, 46,8 milioni di euro a carico della Srl del gruppo controllato da Deutsche Post Ag. 

Caporalato ed evasione dell’Iva

Dal provvedimento, che vede indagato il responsabile di Dhl Express Italy, Luca Bassini, firmatario delle dichiarazioni Iva per gli anni dal 2019 al 2023, oltre alla stessa società, emerge che i rapporti di lavoro degli autisti col ramo di Dhl sarebbero stati “schermati” da società filtro, che a loro volta si avvalevano di società serbatoio, le quali avrebbero “sistematicamente omesso il versamento dell’Iva” e “degli oneri contributivi”. E’ stato accertato di nuovo il fenomeno della “transumanza di lavoratori” da una società, più o meno fantasma, all’altra. 

In generale, secondo i Pm, Dhl Express avrebbe usato l’esternalizzazione irregolare della manodopera orientata alla “massimizzazione del profitto“, con sfruttamento dei lavoratori e danni all’erario. Mentre dalle verifiche dei Carabinieri per la Tutela del lavoro è emerso che su 918 lavoratori controllati, 676 erano irregolari per “condizioni di lavoro, retribuzione e modalità di svolgimento dell’attività”, ovvero lavoravano formalmente per le società satellite, ma in realtà svolgevano i servizi per Dhl. La gestione delle consegne era regolata da una App in grado di geolocalizzare costantemente gli autisti durante la prestazione di lavoro, registrando tragitti, pause, soste, tempi e modalità di consegna. Su 51 società appaltatrici dei servizi, quindici sono risultate irregolari. 

Il precedente con DHL Supply Chain Italy

Già nel giugno 2021, la stessa Procura di Milano aveva sequestrato oltre 20 milioni di euro a Dhl Supply Chain Italy, anche in quel caso nel mirino un sistema basato su un giro di false fatture e su finte cooperative che assumevano formalmente i fattorini, assunti in condizioni precarie e senza il versamento dei contributi previdenziali e assicurativi. 

Il Ccnl non applicato

Come nel caso che di recente ha riguardato FedEx, i Pm nel decreto danno conto del fatto che anche Dhl Express aveva preso parte all’accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale su logistica e trasporti, ma allo stato, segnala la Procura, non ci sono state “modifiche sostanziali alle politiche di impresa”. 

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