
Ma evidentemente si tratta di un titolo complicato da reggere. Questa ultima prova, infatti, va su e giù di continuo, alternando tracce fulminanti, con suoni asciutti ed essenziali (“Not quite the same”, “Context”), a brani troppo pomposi e barocchi, precotti e senz’anima (“The howl”, “Holy horses”). C’è molta carne al fuoco, insomma, ma anche molta confusione. Il problema è che se cerchi di essere un ibrido tra Beatles e Kinks poi non ti puoi lamentare se i risultati mancano di originalità. Rimandati.